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Come possono reagire le PMI al ciclo di recessione in atto

La crisi economica mondiale, provocata dallo scoppio della bolla speculativa finanziaria, da alcuni mesi ha investito la cosiddetta “economia reale”, coinvolgendo, purtroppo, anche l’articolato tessuto imprenditoriale delle piccole e medie imprese.

Si rimprovera agli economisti e agli organismi di politica economica di non aver previsto tale effetto o di averlo previsto limitatamente al mondo finanziario che, da anni, stava abusando della “leva finanziaria” al di sopra di ogni limite prudenziale e con tolleranza colpevole degli organismi di vigilanza.

Le teorie sui comportamenti economici hanno mancato il loro obiettivo, con il sospetto che esse siano almeno in parte sbagliate. Qualche opinionista sta facendo atto di contrizione ammettendo umilmente gli errori, ma quel che più preoccupa è l’incapacità o l’impossibilità di prevedere, allo stato attuale, l’evoluzione e la durata del ciclo negativo.

Da ottobre scorso tutte le imprese hanno assistito ad un radicale cambiamento dello scenario in cui operano, con un avvicendarsi incessante di cause ed effetti che hanno reso ogni previsione e programmazione strategica, a suo tempo anche accuratamente redatte, del tutto o in parte da riformulare alla luce di una situazione di emergenza. Constatiamo i continui segnali di caduta degli ordini e del fatturato, l’esigenza di interrompere rapporti di lavoro precario o a tempo determinato, il ricorso alla cassa di integrazione per i dipendenti, la riprogrammazione dei cicli produttivi e dei flussi finanziari generati dalla gestione.

Tuttavia, qualche elemento di conforto si è nel contempo manifestato con la drastica caduta del prezzo del petrolio e, in generale, di tutte le materie prime; con la rilevante riduzione dei tassi di interesse praticati dalle banche centrali e, di conseguenza, dagli istituti di credito; con l’arresto pressoché totale dell’inflazione; con l’arresto dell’incremento di prezzi sul mercato immobiliare, che da alcuni anni era stato dominato da protagonisti di una sfrenata speculazione. Tutto ciò a riprova che l’impennata dei prezzi delle materie prime e del petrolio, manifestatasi all’inizio del 2008, aveva una rilevante componente di carattere speculativo drogando per lungo periodo l’economia mondiale.
Questi piccoli elementi di conforto non sono peraltro poca cosa e, in ogni caso, possono rappresentare l’incoraggiamento ad investimenti innovativi.

Ma torniamo al mondo delle PMI e, lasciando da parte il diffuso pessimismo alimentato anche da mass media talvolta tutt’altro che competenti, consideriamo favorevolmente le caratteristiche di adattabilità tipica di queste imprese al mutare degli scenari ove operano, a differenza della grande impresa, e cerchiamo di individuare i percorsi che razionalmente possono essere compiuti per affrontare il ciclo recessivo che, in ogni caso, appare non breve, presumibilmente di durata tra i diciotto e i ventiquattro mesi.

Utilizzazione di tutti i possibili incentivi e/o agevolazioni previsti da norme di legge italiane ed europee, emanate o in corso di emanazione
Ogni impresa deve compiutamente informarsi su tali possibilità e organizzarsi per cogliere ogni vantaggio derivante da tali provvedimenti; gli effetti possono essere anche indiretti qualora ne beneficino direttamente imprese facenti parte della medesima filiera produttiva (ad esempio gli incentivi di rottamazione). Anche la recente normativa sulla possibile rivalutazione civilistica dei cespiti immobiliari, pur trattandosi di mero “maquillage”, di fatto può contribuire a rappresentare in modo più veritiero la reale situazione patrimoniale aziendale con i conseguenti vantaggi di affidabilità dell’impresa. Una particolare attenzione va rivolta agli incentivi finanziari e fiscali inerenti la ricerca e l’innovazione del prodotto che possono in qualche misura contribuire a contenere gli investimenti nel processo di adeguamento tecnologico che molte imprese hanno talvolta trascurato, cullandosi su un andamento comunque favorevole della gestione.

Revisione dell’assetto proprietario abbandonando la diffusa e preconcetta  tendenza a non ammettere condizionamenti di sorta nella gestione esclusiva dell’impresa da parte di una proprietà generalmente circoscritta ad un nucleo famigliare
E’ il momento di esaminare strategicamente i vantaggi di possibili aggregazioni con altre imprese per una integrazione sinergica che sfrutti l’economia di scala e l’unitarietà di servizi generali.
La fragilità finanziaria congenita di molte imprese e l’esigenza di affrontare il periodo critico con investimenti nell’innovazione, sopportando anche risultati di gestione negativi, deve indurre, se ve ne sono i presupposti, ad esaminare il possibile ingresso nel capitale dell’impresa di altri partner industriali o finanziari, portatori non solo di risorse finanziarie, ma anche di esperienze gestionali o sinergie specifiche.
Gli investitori istituzionali dovranno rivedere drasticamente le attese di redditività degli investimenti nelle imprese soprattutto nel breve periodo così come l’imprenditore dovrà essere disponibile a considerare parametri e moltiplicatori valutativi che tengano conto della situazione attuale e prospettica.
Se ve ne sono i presupposti, non va disattesa anche l’ipotesi di accesso ai mercati finanziari destinati alle PMI, con particolare riferimento al mercato “AIM Italia” che Borsa Italiana, unitamente al London Stock Exchange, ha istituito anche in Italia con lo scopo di riproporre anche nel nostro Paese uno strumento che ha avuto largo successo in Gran Bretagna.
Recenti provvedimenti, in corso di recepimento, hanno rimosso alcuni vincoli del sistema bancario nell’assumere partecipazioni dirette nelle imprese industriali consentendo agli istituti di credito di investire fino al 15% del proprio patrimonio di vigilanza su una singola partecipazione impiegando fino al 60% di tale patrimonio in quote di impresa. Gli effetti di tali provvedimenti potranno essere rilevanti anche per le piccole e medie imprese, avviando un processo virtuoso di connessione tra mondo finanziario e mondo industriale.

Revisione della Governance e del Management
E’ facile constatare che nelle imprese italiane vi è una notevole vischiosità nel ricambio generazionale. Ciò ha comportato indubbi vantaggi per l’esperienza, la caparbietà e determinazione di una generazione di imprenditori che, con coraggio e abnegazione, hanno caratterizzato l’evoluzione economica del Paese. Il radicale cambiamento dello scenario mondiale può ora comportare qualche disorientamento che necessita di un concreto supporto di nuove generazioni famigliari o manageriali più idonee ad interpretare l’avvicendarsi di situazioni ogni giorno diverse.
Il quadro manageriale, tradizionalmente legato alla piccola e media impresa in modo quasi affettivo, può richiedere qualche integrazione innovativa con giovani risorse in grado di assolvere a ruoli connessi alle esigenze di innovazione di prodotto, di aggiornamento tecnologico dei cicli di produzione, di programmazione gestionale, di informatizzazione dei processi, di esplorazione e penetrazione in nuovi mercati.

Pianificazione del periodo di crisi
I piani pluriennali che tutte le imprese hanno redatto, sia pure nel corso dell’anno 2008, vanno evidentemente del tutto riformulati alla luce delle scelte organizzative e strategiche da adottare per il nuovo scenario competitivo. I piani devono prevedere anche le simulazioni di sensitività per vari gradi di aggravamento della crisi, con particolare attenzione ai flussi finanziari e alle esigenze che ne derivano. Il sostegno da parte degli istituti di credito non può essere improvvisato e richiesto all’ultimo momento, ma deve far parte di piani redatti con la necessaria analiticità. Gli istituti di credito stanno svolgendo al meglio il loro ruolo e, attualmente possiamo constatarlo, sono disponibili a sostenere l’impresa dotata di adeguati piani per affrontare il ciclo negativo.

Prima o poi il ciclo recessivo avrà una propria conclusione fisiologica. Ne uscirà un quadro economico mondiale presumibilmente molto diverso da quello che si è formato negli anni recenti. Vi saranno vincitori e vinti, ma nel complesso dobbiamo essere fiduciosi che ne esca un quadro più stabile e consolidato, con prospettive di un nuovo ciclo di espansione. Le imprese che avranno saputo adeguarsi strategicamente superando il periodo critico, cogliendo opportunità di rinnovamento, si avvieranno ad un nuovo periodo di sviluppo. Questa è la speranza e l’auspicio che deve soppiantare il diffuso pessimismo che ogni giorno ci ossessiona.

a cura di:

dott. Antonio Cortellazzo

pubblicato su: 

C&S Informa, volume 10,  numero 1 anno 2009

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